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LA STORIA DI DOMANICO

LO STEMMA

Stemma

(informazioni sullo stemma)

Nell’alta valle del fiume Busento, è sorta a notevole altitudine sulle pendici orientali della catena tirrenica. Il toponimo, nella forma che appare in un documento dell’anno 1310 “Petrus de Demanico", sarebbe da collegare a "demanio"; nella forma poi invalsa, “Domanico” (a.1324 “Rogero de Romanico”) si rifarebbe a “domus”, casa.
Il territorio di Rende, in cui si venne a formare il borgo, nei secoli XII-XIV era stato concesso all’arcivescovo di Cosenza, poi, alla fine del Trecento sorsero problemi tra la Mensa Vescovile e Carlo Ruffo conte di Montalto, per cui intervenne Re Ladislao, e tutta la contea di Rende fu devoluta al Demanio. In seguito, intorno al 1445, Alfonso d’Aragona la infeudò al genovese Barnaba Adorno, a cui succedettero gli eredi, che esercitarono la loro signoria attraverso funzionari che ne curavano gli interessi.
Domanico, come gli altri casali di Rende, è citato nell’atto del 1481 (conservato dall’Archivio di Napoli – Repertorio dei Quinternioni) con cui il re Ferrante faceva donazione dello “stato” di Rende ai fratelli Giustino e Gioe (Giovanni) Adorno e così pure nella conferma che costoro ebbero da re Federico d’Aragona nel 1496.
Estintasi la casata degli Adorno con Isabella nel 1532, Rende e i casali furono assegnati al condottiero spagnolo Ferdinando de Alarcòn, che, venuto in Calabria al seguito di Consalvo de Cordoba nel 1495, da allora aveva ricoperto importanti cariche politiche e militari. Prima che morisse, ottenne nel 1538 da Carlo V che il marchesato di Rende passasse alla figlia Isabella e poi agli eredi di lei, che avrebbero assunto di volta in volta il nome di Ferdinando de Alarcòn. Poiché Isabella aveva sposato Pedro Gonzales de Mendoza, tutti i successori, fino all’eversione, assunsero il doppio cognome Alarcòn y Mendoza.
Nel 1638 anche Domanico, come Carolei, fu investita da un terremoto del IX°/X° grado "Mercalli", con disastrose conseguenze. I "fuochi" calcolati per la tassazione del 1648 erano 186, ma ne risultarono solo 124 nella numerazione effettuata nel 1669.
Nel 1799 l’ordinamento amministrativo della Repubblica Napoletana considerò Domanico "Comune nel Cantone di Cosenza". La Legge 19.1.1807 la fece "Luogo" nel Governo di Dipignano; per il Decreto 4.5.1811 fu "Comune" nel Circondario di Dipignano, Distretto di Cosenza, situazione confermata dalla Legge borbonica 1.5.1816; in quell’anno gli abitanti erano 1804. Dopo l’Unità rimase nel Mandamento amministrativo e giudiziario di Dipignano.
Danni all’abitato furono apportati dalla scossa sismica del 1905, pari al VII/VII grado.
 
 
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